Una delle caratteristiche che ha contraddistinto questo blog sia dalla sua infanzia è il modo in cui si adatta ai gusti di chi lo visita. Cosa che adesso ha raggiunto, credo, il livello più alto consentito dalle mie conoscenze. Come forse saprai, il mio sito cambia aspetto una volta al mese: dodici tonalità cromatiche studiate dalla moglie con il mio aiuto, che scandiscono lo scorrere del tempo. Un giorno un affezionato lettore mi pose una domanda: e se io volessi tenere, che so, il tema del mese scorso anche adesso? Oppure vedere quale tema userai il mese prossimo? E così mi misi subito al lavoro, creando una pagina dove ognuno può decidere con quale vestito guardare i miei articoli. Inoltre, per venire incontro a chi (come me sul computer di casa, ebbene si) ancora ha una risoluzione di 1024×768 pixel o minore, ogni abito è disponibile in due taglie: stretta e larga. Che può anch’essa essere scelta al volo e rimanere memorizzata tra le impostazioni del tuo browser. cambiare lo stile al volo: Leggi il resto
Superbowl, una parola sconosciuta alla stragrande maggioranza degli europei, ma che in America è un vero e proprio evento nazionale, quasi importante quanto il 4 luglio o il giorno in cui si commemorano i caduti in guerra. Ieri s’è disputata la finale tra i New Orleans Saints e gli Indianapolis Colts. Ed i primi hanno vinto contro tutti i pronostici, il loro primo trofeo da quando si gioca questa competizione. Per noi “europei”, sarebbe a dire come se il Catania vincesse la Champions League. In effetti penso che la Coppa dei Campioni sia quella più vicina al Superbowl: le squadre di football devono prima vincere l’equivalente del nostro scudetto, poi fanno i play-off ad eliminazione diretta (che non funzionano ad ottavi e quarti, ma hanno un meccanismo più complicato che ho impiegato qualche giorno a digerire) ed infine accedono allo scontro finale. così i santi hanno vinto: Leggi il resto
Sessantacinque! No, non sono gli anni che compirò quest’anno: magari lo fossero, vorrebbe dire che me ne potrei andare in pensione e dedicarmi tutto il giorno al blog. Sono invece le interviste doppie “andate in onda” su queste pagine, da quando ho deciso di partire per quest’avventura. Centotrenta blogger intervistati sugli argomenti più vari ed inconsueti. Un piccolo traguardo, il risultato di una cernita paziente e (non sempre) attenta della blogosfera italiana. Spesso non quella che “conta”, quella delle classifiche o delle star, ma dei piccoli gioielli nascosti che vorrei contribuire a far scoprire. Perché, come entrambi i miei ospiti di oggi confermano, in Italia ancora oggi se dico blog, non dico molto. Vediamo cosa m’hanno detto Alberto La Rocca e Collezione di Uomini.
Se sei nuovo da queste parti, forse non sai che il “vestito” di questo sito cambia ogni mese: dodici abiti per dodici stagioni. Ho già avuto modo di spiegarlo in passato, ma ripeterlo non fa mai male: il tema di febbraio è più o meno quello originale con cui questo blog ha visto la luce più di cinque anni fa. Il ragazzo in alto a sinistra è “cresciuto” nel 2007, grazie anche ai suggerimenti di miei amici e colleghi, ma per il resto ho voluto cercare di preservare il più possibile gli altri dettagli. Per ricordare, almeno una volta all’anno, da dove vengo
Ti ricordo anche che, se questi colori non ti piacciono per nulla, puoi sempre scegliere una delle altre 11 tonalità che la moglie m’ha aiutato a creare. La quale (tonalità, non la moglie) rimarrà con te per i prossimi 12 mesi, se non premi il pulsante di reset automatico che trovi qui sopra
Nuovo venerdì, nuova lezione di sesso con le penne
E se ti sei perso la puntata precedente, dai un’occhiata al menù di navigazione qui a fianco!

Mi è capitato, in passato, di ripubblicare lettere inviate al Corriere, di giovani che non erano emigrati per disperazione. Oggi, un nuovo appello dettato dalla disperazione, arriva direttamente sotto forma di commento ad un mio articolo. Ho deciso quindi di ripubblicarlo qui, perché ritengo sia giusto evidenziare lo stato in cui versano molti ambienti lavorativi ed “educativi” italiani: affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità e faccia, nel suo piccolo, qualcosa per migliorare la situazione. Perché è facile dire “gli altri non fanno mai nulla” o dare la colpa ai politici o alla società in generale. Ma è molto più difficile, quando si ha il controllo del potere (dirigenti, direttori d’azienda, capi reparto, funzionari pubblici), agire in prima persona. Eppure, se si continua così, l’unico rischio è di demotivare la gente e alienare la creatività del Belpaese! i giovani disperati italiani: Leggi il resto